Della gente, dei cattivi soggetti

Di cosa potresti fare a meno?

Sono una lupa solitaria,  sempre stata. Già dall’inizio, nella pancia della mia mamma, ho dovuto dividere lo spazio – pochino, in verità  – con un coinquilino: mio fratello gemello. E va beh, dici, cose che capitano.  Raggiungo l’età della ragione,  più  o meno verso i 3 anni, e cosa vado a scoprire? Faccio parte di una famiglia numerosa! E bastaaah.

Conseguenza: sempre gente intorno,  mai un po’ di privacy. Perciò,  ogni momento di solitudine,  in quella casa così grande,  era ben accetto.  Ricordo mio padre che mi sgridava “Va’ fora de quela camera, te diventerà selvadiga!”

Mai parole furono più profetiche. Appena ho potuto,  verso i quarant’anni,  sono andata a vivere da sola in un buco di 28 mq 28. Era una catapecchia,  ma quanto l’ho amata! Tutta mia, finalmente.

Lì ho cominciato a scrivere,  a portare avanti il lungo processo, anche interiore, per diventare ciò che sono oggi, una scrittrice,  una creativa.

…come dite? se mi pesa la solitudine?

No. Mangio, dormo, lavoro come e quando voglio.  Se mi prende l’estro di scrivere alle 3 di mattina,  lo faccio senza rompere le scatole a nessuno: si chiama LIBERTÀ,  fioi miei.

Adesso sono di quest’idea.  Ma il bello delle idee è che si possono cambiare! Per cui non è detto che la prossima volta non mi troverete sola, ma in buona compagnia 3 gatti,  come  le vecchie babbione dell’immaginario collettivo.