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Come si scrive un post sui social

Oggi i social li bazzicano tutti,  boomers compresi.  Per cui, c’è una certa confusione in merito.

Partirei con lo spiegarvi che per tutti gli scritti in internet,  siano post, commenti, didascalie, articoli etc, vige la netiquette. Cos’è? È il modo giusto di comportarsi mentre si fanno queste cose: ci sono regole ben precise.  Essere pacati, non cercare la rissa verbale, perché con tutti i leoni da tastiera che ci sono in giro, la trovate sicuro. Siate brevi: non serve spiegare la storia o il vostro pensiero dall’anno 1. Siate polemici, ma con misura, possibilmente con ironia: ironia, non sarcasmo. La maggior parte della gente che vi legge, probabilmente non la capirebbe nemmeno.

Sappiate che se scrivete tante parole vicine tutto in maiuscolo, per la netiquette è considerato URLARE. Per cui, la rissa qui viene fuori di sicuro.

Pensate bene a cosa scrivere: l’argomento,  il modo, la forma in cui scrivete il post o il commento.

Tutti a pensare “eh beh, tanto poi cancello…” cancellate dal social, ma nel cloud resta per sempre. Per cui, ricordate: MAI postare foto di minori sui social: finiscono in mani losche e in aberranti traffici sul dark web.

Siate parchi: di parole, di parolacce, di maiuscolo, di cercare rissa verbale.

Ognuno può scrivere quello che vuole, ma ricordate la terribile arma: lo screenshot.  Screenshottano il vostro commento/post, vi segnalano, e vi chiudono il canale con centomila follower che era diventato anche fonte di guadagno,  e che avevate fatto crescere in anni di dedizione e applicazione. Ne vale veramente la pena, per quattro parole scritte magari in un momento di rabbia? Non credo proprio.

Purtroppo lo smartphone,  con il quale pure lavoro.

Poi la radio,  la cara vecchia radio che mi fa compagnia quando lavo i piatti.  I libri,  che mi fanno viaggiare in mondi che posso solo immaginare.

Quali sono i tre oggetti senza i quali non puoi vivere?

No, se si accanisce peggio di Maga Magò

Credi nel fato/destino?

Dicono che il destino ce lo creiamo noi, che è questione di scelte: faccio, studio quello. Vado, vedo come va in quel lavoro. Più che di Fato, nel termine puramente astratto e poetico, direi CASO. Le cose succedono per caso. Qui interviene la fortuna/sfiga, ma chi siamo noi per giudicare? Siamo in troppi. 8 miliardi di vite sono troppe da amministrare da chiunque, chiamatelo Dio, Universo,  Jahvè o Buddha.

Nato dal caos, dal brodone interstellare, credo che anche il Fato sia nato così.  L’astrologia non c’entra, eh. Ancora peggio.  Io la chiamo la psicanalisi dei poveri. Siamo qui per una combinazione di particelle, cadute da una stella, così fa romantico. Abbiamo eliminato i dinosauri che rompevano, da scimmie ci siamo evoluti, da nomadi a stanziali, ed ora un essere coi capelli arancioni ha deciso che vuole la guerra.

Fato? Stupidità umana? Opterei per la seconda opzione.

Condividi uno dei migliori regali che tu abbia mai ricevuto.

Il miglior regalo che io abbia mai ricevuto sono due frasi, due complimenti fattimi da 3 vecchietti che seguivo come badante: la prima, una signora un po’ grossa che dovevo alzare da sola ( circa 80 kg di peso morto) per spostarla dalla poltrona alla sedia a rotelle.  Avevo il mio modo: mi facevo mettere le braccia della signora intorno al collo, la sollevavo e spostavosulla sedia.

Beh, un giorno in tono scherzoso le ho detto ” Signora Maria, faccia finta di volermi bene, mi abbracci che la alzo per metterla in sedia!” E lei, convinta :”Ma io le voglio già bene, signorina!”

La coppia di vecchietti li seguivo in casa. Abitavano in una via buia. Una sera non ho visto un buco nella strada e mi sono malamente storta una caviglia.  Sono restata a casa una settimana.

Tornata a lavorare,  tutti contenti di rivedermi. Una sera  parlavamo di terapie, medicine e robe così,  e la signora mi ha detto:”Franca,  lei è la nostra miglior medicina!, la sua presenza, la sua compagnia.”

Io quando stavo lì era come a casa, canticchiavo lavando i piatti, spazzando… e loro mi consideravano famiglia,  anche se alla fine ero una domestica.

Beh, anche i lavori cosiddetti “umili” possono portare soddisfazione: devi farli bene, sennò diventa una cosa non tanto facile per tutti.

Se ci fosse un titolo per la mia biografia…

Sarebbe la contraddizione più pura. Periodi in cui non riesco neanche a ricordarmi come mi chiamo,  e altri di calma piatta.

Negli ultimi sei anni me ne sono successe di ogni, lockdown compreso. Non vi faccio l’elenco,   vi annoierei. Ma ho quasi perso mia madre, ho perso mia sorella, io stessa ho affrontato una malattia e l’ho sconfitta,  pare… ce n’è abbastanza?

Poi uno si chiede perché smette di credere, non ha voglia di alzarsi dal letto… ovvio che è capitato anche a me, ma è una vita che combatto con periodi di su/giù/forse. Ho imparato a gestirli e vado avanti.

Un grande aiuto? La scrittura. Metto su carta tutte le cose successe e pensate. Non pretendo neanche che qualcuno le legga. È una cosa mia, la mia pillola per aiutarmi a vivere, perché di gioie ne ho avuto poche, purtroppo.

Della gente, dei cattivi soggetti

Di cosa potresti fare a meno?

Sono una lupa solitaria,  sempre stata. Già dall’inizio, nella pancia della mia mamma, ho dovuto dividere lo spazio – pochino, in verità  – con un coinquilino: mio fratello gemello. E va beh, dici, cose che capitano.  Raggiungo l’età della ragione,  più  o meno verso i 3 anni, e cosa vado a scoprire? Faccio parte di una famiglia numerosa! E bastaaah.

Conseguenza: sempre gente intorno,  mai un po’ di privacy. Perciò,  ogni momento di solitudine,  in quella casa così grande,  era ben accetto.  Ricordo mio padre che mi sgridava “Va’ fora de quela camera, te diventerà selvadiga!”

Mai parole furono più profetiche. Appena ho potuto,  verso i quarant’anni,  sono andata a vivere da sola in un buco di 28 mq 28. Era una catapecchia,  ma quanto l’ho amata! Tutta mia, finalmente.

Lì ho cominciato a scrivere,  a portare avanti il lungo processo, anche interiore, per diventare ciò che sono oggi, una scrittrice,  una creativa.

…come dite? se mi pesa la solitudine?

No. Mangio, dormo, lavoro come e quando voglio.  Se mi prende l’estro di scrivere alle 3 di mattina,  lo faccio senza rompere le scatole a nessuno: si chiama LIBERTÀ,  fioi miei.

Adesso sono di quest’idea.  Ma il bello delle idee è che si possono cambiare! Per cui non è detto che la prossima volta non mi troverete sola, ma in buona compagnia 3 gatti,  come  le vecchie babbione dell’immaginario collettivo.

LIBERI, GUARDANDO AVANTI

Qual è la tecnologia senza la quale staresti meglio, perché?

Sembrerà strano,  ma farei a meno volentieri degli smart phone e dei social.  Siamo arrivati ad un punto di non ritorno: la gente cammina per strada guardando il telefono: non guarda nemmeno dove mette i piedi,  figuriamoci gli altri che incrocia. Sull’autobus,  uguale. In treno capisco, hai ore di viaggio da riempire.  A teatro,  al cinema.  Paghi per vedere uno spettacolo,  e invece di seguire la commedia,  guardi il telefono? Una sera l’attore principale ha fatto fare una figura barbina a 10/15 persone in platea: ha detto loro “Vi vedo, avete la faccia illuminata dallo schermo.  Perché siete venuti, se poi non seguite?” Aveva ragione.

I social non sono da meno… tutti influencer, tutti famosi, tanti a fare le dirette. Ma perché? Gente che in anni si è costruita un nome, centinaia di migliaia di follower, è finita a vendere cineserie assurde. Siamo proprio messi male. Non sto dicendo che i social sono il male, per carità.  Si fa divulgazione,  video divertenti di gattini, cagnolini eccetera,  ma la maggior parte dei contenuti è spazzatura.

Ecco, tornerei al 2008, anno in cui ho comprato il primo telefono touch screen, che ti faceva telefonare, mandare messaggi e forse stare mezz’ora su Facebook.

Ovviamente siamo programmati per andare avanti e non tornare indietro.  Ma io una bella rimpatriata con il mio Nokia blu la rifarei..

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Come sarebbe la tua vita senza la musica?

Triste, vuota. La musica riempie non solo le orecchie: riempie il cuore, l’anima. La musica è terapeutica,  cura il nervoso,  ti calma. Io da anni pratico la musicoterapia: ascolto in cuffia a volume alto le mie canzoni preferite. Le stesse, da anni. Eppure, non mi stancano, non mi vengono a noia, proprio perché mi approccio in un modo diverso all’ascolto: sono belle, mi piacciono,  mi avvolgono.

Non posso fare a meno di ascoltare musica mentre lavo i piatti: è l’attività domestica che mi piace di meno, quindi la musica alleggerisce il compito.

Da bambina ho studiato canto per molti anni. Era musica seria, polifonica e lirica: però ci mettevo tutto il mio impegno, perché mi piaceva.

La musica aiuta, rasserena. Se sei incazzata, metti su una canzone rock e cantala a squarciagola: funziona. Ti sarai sfogata alla grande.

La musica è vita.

TENERSI IN FORMA

Al giorno d’oggi è difficile conciliare vita lavorativa, famiglia, amici, eccetera. Anche i singles hanno una vita piena, proprio per non soffrire della sindrome “oh, mamma mia, che faccio adesso?”, se per caso hanno 15 minuti liberi nella loro già pienissima giornata.

Che fare? Andare in palestra, ovvio! Per i suddetti Giansingle, motivo in più: si possono fare conoscenze. Per uomini e donne accasati ma col brividino da trasgressione, la palestra è pure terreno di caccia… e la eventuale preda conquistata si chiamerà sempre Jessico Calcetto in rubrica.

La palestra è Out? C’è pilates, il corso di tango, e l’ultimo arrivato, la star : il padel.

Ah, che affascinante sport, imitando i racchettoni in spiaggia! No, torniamo seri: mia sorella lo pratica da un po’ e le si è aperto un mondo.

Poi, i metodi casalinghi: la ginnastica, il pilates sì, ma da muro o da sedia: innumerevoli video su YT, spuntati come funghi in periodo Covid. Una si mette davanti al cellulare – per cambiare, sic – vestita con la tutona di Minnie, alla faccia delle sciure firmate da capo a piedi nella palestra “che fa trend”, e segue goffamente le contorsioni che ti propina la magra vestita di nylon super colorato.

Gli uomini si comprano cyclette, attrezzi vari, pesi, eccetera. Il primo mese la usano, forse. Poi la cyclette prende il posto della sedia dove appendere i vestiti.

…se io ho mai provato ad andare in palestra? certo, ma anche lì sono durata pochissimo. Ma, comunque, ho risolto: ho comprato un aggeggio che massaggia le parti del corpo, tonificandole (!!).

Morale? L’aggeggio lo uso per massaggiare la cervicale. Al bisogno, la sciatica, quando mi viene.

Bisogna tenersi in forma, certo. Cosa faccio seriamente io? Cammino. Il lungomare della mia città è lungo 3 km. Andata e ritorno, 6. Meritato premio, prima di tornare a casa, doppio cono gelato gusto creme, che ingrassano di brutto ma che ti consolano l’anima.