Quando tutto va male

Ciao a tutti.  È da un po’ di tempo che non scrivo niente, e me ne scuso.

Ovviamente c’è un motivo, bello serio. Non voglio svelarvelo,  perché il blog è comunque leggero, smart. Se devo scrivere di cose tristi,  in  due giorni scrivo un racconto strappalacrime e lo vendo al mio editore.

No, voglio solo raccontarvi di come la vita, a volte, ti manda delle botte micidiali, e tu devi essere pronta ad affrontare tutto.  Nel bene e nel male, come dicono.

Ho un problema,  un grosso problema.  Non vi spiego i dettagli,  un po’ perché non credo servano, un po’ perché è mia abitudine condividere sui social e similari al massimo la foto del gatto.

È una cosa difficile,  molto. 3 anni fa ho affrontato un lutto devastante: i primi tempi ero svuotata. Smarrita,  incredula. Poi, ho fatto quello che si poteva fare: ci ho fatto pace, ho metabolizzato.  Questo non ha diminuito il dolore, anzi. Lo sublimato, lo ha cristallizzato in una bolla che non scoppia, che resta lì, a ricordarti di soffrire al ricordo.

Questa volta devo ancora affrontare il tutto,  lo sto facendo. Ho familiari e amici che mi sostengono; ma, in primis, so per esperienza che la prima a farmi pat pat sulla spalla per incitarmi sono io.

Che dire di più? Speriamo che il karma la smetta di mandarmi disastri in un ciclo costante. Nel mio caso, ogni 7 anni. Preciso come un orologio svizzero.

Vi terrò aggiornati.  Fate il tifo per me.

Come si scrive un curriculum vitae

Per trovare lavoro,  nel 2025, anche se sembra sorpassato come documento, il curriculum vitae serve ancora.

Il CV è un potente strumento per far sapere ai recruiter  chi siete e che cosa sapete fare.

È ormai obsoleto il formato europeo,  per cui bisogna farne uno che rispecchi la vostra personalità. Si possono trovare molti modelli, basta compilarli.

Il mio consiglio è di usare il modello più essenziale: troppi fronzoli possono distogliere l’attenzione da particolari più importanti. Se lavorate da 25 anni, non serve che sciorinate tutti i lavori che avete fatto: bastano gli ultimi 10/15 anni.

Primi dati: nome, cognome,  data di nascita.

Poi: studi, diplomi, magistrale,  corsi di aggiornamento.

Prima di cominciare con i lavori svolti, indicate gli stage e i periodi di apprendistato.

Poi, i lavori veri e propri, questi in ordine cronologico.

Siate sintetici, esaustivi.

Una parte non trascurabile è quella dedicata alle vostre passioni,  agli hobby, ai viaggi/studio.

Non siate lunghi: un CV di 4 pagine non lo leggerà nessuno.  Massimo  2 pagine.

Fate qualche prova,  prima di redigere la copia definitiva: la cura con cui lo scriverete servirà a far capire chi dovrà scegliervi, che siete persone ordinate e promettenti.

Come si scrive un post sui social

Oggi i social li bazzicano tutti,  boomers compresi.  Per cui, c’è una certa confusione in merito.

Partirei con lo spiegarvi che per tutti gli scritti in internet,  siano post, commenti, didascalie, articoli etc, vige la netiquette. Cos’è? È il modo giusto di comportarsi mentre si fanno queste cose: ci sono regole ben precise.  Essere pacati, non cercare la rissa verbale, perché con tutti i leoni da tastiera che ci sono in giro, la trovate sicuro. Siate brevi: non serve spiegare la storia o il vostro pensiero dall’anno 1. Siate polemici, ma con misura, possibilmente con ironia: ironia, non sarcasmo. La maggior parte della gente che vi legge, probabilmente non la capirebbe nemmeno.

Sappiate che se scrivete tante parole vicine tutto in maiuscolo, per la netiquette è considerato URLARE. Per cui, la rissa qui viene fuori di sicuro.

Pensate bene a cosa scrivere: l’argomento,  il modo, la forma in cui scrivete il post o il commento.

Tutti a pensare “eh beh, tanto poi cancello…” cancellate dal social, ma nel cloud resta per sempre. Per cui, ricordate: MAI postare foto di minori sui social: finiscono in mani losche e in aberranti traffici sul dark web.

Siate parchi: di parole, di parolacce, di maiuscolo, di cercare rissa verbale.

Ognuno può scrivere quello che vuole, ma ricordate la terribile arma: lo screenshot.  Screenshottano il vostro commento/post, vi segnalano, e vi chiudono il canale con centomila follower che era diventato anche fonte di guadagno,  e che avevate fatto crescere in anni di dedizione e applicazione. Ne vale veramente la pena, per quattro parole scritte magari in un momento di rabbia? Non credo proprio.

Come si tiene un planner domestico

La vita è frenetica, ma tutti dovremmo tenere un planner domestico. Cos’è? È un diario dove si segnano appuntamenti,  scadenze, compleanni,  anniversari.

Ma è importante per segnare quando scadono le bollette, rate della macchina,  etc.

Si segnano gli impegni di tutta la famiglia, tutti i tipi di impegni.  La gita scolastica,  l’appuntamento dal medico, la lezione di pilates, il viaggio di lavoro.

Ha una sezione per il budget, sia settimanale che mensile.

Segnare tutte le spese vi aiuterà a fare meglio i conti di casa.

Bisogna essere costanti nel segnare tutto: vedrete che vi aiuterà.

Ci sono parecchie applicazioni dedicate: scegliete la più semplice.

Ma anche un bel quaderno e scrivere a mano,  va bene uguale.

Come si scrive una lettera d’amore

Nel 2025 nessuno lo fa più,  ma dovreste ricominciare. Sai quanto è romantico ricevere una lettera cartacea scritta a mano,  invece di uno sterile messaggio sul cellulare?

Tutti siamo diventati frettolosi, non abbiamo tempo di sederci alla scrivania, prendere un bel foglio di carta colorato e scrivere quattro righe all’amato/a, che vengano dal cuore. Spruzzarci un po’ di profumo,  magari.

Non bisogna essere prolissi,  ma romantici sì.

Anche se ci si è lasciati cinque minuti prima,  si può già sentire la mancanza della propria persona.

E come farglielo sapere? Scrivendo una lettera d’amore.

Scrivete di getto,  è la migliore cosa. Se sbagliate qualcosa,  pazienza.

Metteteci il cuore, e vedrete che farete un regalo apprezzatissimo al vostro amore.

Provare per credere.

Come si scrive una lettera

Può sembrare stupido o scontato pensarci, ma voi sapete come si scrive una lettera?

Lettera commerciale,  formale, ad un amico, ad un amico di penna, ad una persona importante,  ad un avvocato… potrei andare avanti con gli esempi.

Ovviamente qui analizzeremo le tipologie  comuni.  Non credo vi capiti di scrivere spesso una lettera al rettore di una università.

La più comune è la lettera ad un amico/a, anche se, purtroppo,  in Italia nessuno scrive più a mano.

La lettera ad un amico sarà informale,  confidenziale.  Gli si raccontano segreti, e va bene così. “Caro Pinko, come stai? Ho ricevuto con piacere…” all’inizio. “Ti saluto e abbraccio con affetto.. Pallina” alla fine.

La lettera formale è già un po’ più rigida. Si da’ del lei al destinatario, ci si attiene strettamente all’argomento in oggetto. “Come da accordi presi telefonicamente, Le invio la planimetria…” il Le maiuscolo sembra desueto, ma vi consiglio di mantenerlo.

“Resto in attesa di un Suo gentile riscontro,  cordiali ta’.”

Snella, con tutte le informazioni,  formale.

La lettera ad Istituzioni avrà gli stessi toni.

Una lettera/mail a risposta di un annuncio di lavoro: formale ma non ingessata: la brevità è essenziale: in questo caso la cosa più interessante da far leggere loro è il curriculum vitae.

Desueto ma spero di no, l’amico di penna. All’inizio saremo formali ma non ingessati: poi, con il tempo e la confidenza acquisita, diventerà informale.

Dunque, scrivere una lettera non è tanto difficile,  se si seguono queste piccole regole.

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Come si scrive una mail

Può sembrare strano,  ma anche scrivere una semplice mail, sia di lavoro che privata,  ha le sue regole.

Iniziamo dalla cosa più semplice, come al solito,  per finire con la newsletter, e quello che sembra essere diventato un nuovo lavoro, il mail lettering.

Dunque: se avete un amico di penna che è diventato un amico di mail, potete spaziare abbastanza: sono cose private, vi scambiate notizie e opinioni.  La lunghezza è una scelta di chi scrive.

Comincia a cambiare tutto quando ci trasferiamo nel mondo del lavoro.  Dovete partire dal presupposto che il destinatario della mail che state scrivendo,  probabilmente,  ne avrà ricevute decine. Per cui, dovete essere sì chiari ed esaustivi, ma concisi. 3, 4 righe al massimo.

Un preventivo farà sempre parte degli allegati,  per cui la mail in sé dovrà comunicare che state inviando al sig. Rossi il preventivo.

La newsletter serve ad affiliare un elenco di persone e relativi indirizzi mail per pilotarli su notizie di un sito, un e commerce, un blog. Anche lì,  stringati è meglio.

Vendere attraverso le mail? Adesso si fa anche questo.  Saranno sempre inviti ad un sito. Per cui, dovete essere stringati per accendere la curiosità nell’utente e spingerlo ad andare sul sito.

Quindi: ogni tipo di mail ha il suo testo, ma tutte hanno un modo di essere scritte: brevi, concise ma esaustive.

Voglio scrivere un racconto

Mettiamo il caso che siate dei ribelli,  che non seguite nemmeno uno dei consigli che vi ho dato nell’articolo precedente.  Vi siete messi in testa che voi siete in grado di scrivere da subito un racconto.

Volete provare? Bene, chi sono io per impedirvelo?

Posso consigliare questo: mettevi d’impegno,  perché non è una cosa facile.

Prima di tutto dovete pensare alla storia, ai personaggi,  al contesto in cui si svolge. Se è autobiografico,  se si ispira ad una storia che avete sentito da qualche parte. Se drammatico, ironico o grottesco.

Qui tornate sulle mie. È come per la lista della spesa: elenchi. Dovete prendere appunti e scrivere. Tutto quello che vi passa per la mente. Si può sempre cancellare,  dopo.

Racconto breve, per cominciare. 3 cartelle, 2500/3000 caratteri al massimo.

Ci ragionate su, poi decidete come raccontare la storia.

E poi? Scrivete, scrivete, scrivete. Scrivete di getto, quasi senza tener conto della punteggiatura: si lima dopo, si edita dopo.

Dopo la prima, seconda, quinta stesura, correggete.

Quindi fatelo leggere ad un amico, vostro fratello,  pregandoli sempre di essere ferocemente sinceri.

E se non va bene?

Si ricomincia. Svevo ci mise anni a scrivere il suo primo romanzo.  E non era mai convinto di aver scritto qualcosa di buono.

Io per scrivere il mio primo romanzo ci ho messo 4 anni e 3 stesure.

Mai perdere le speranze.. prima o poi qualcuno si accorgerà del vostro talento.

Intanto,  per imparare a scrivere,  bisogna SCRIVERE. Tanto.

Ma come faccio a incominciare a scrivere?

A tutti, prima o dopo nella vita,  viene in mente di scrivere la propria autobiografia.  Rinunciano quasi subito,  perché scrivere un libro non è mica facile. Dareste da cucinare un filetto alla Wellington ad un aiuto cuoco alle prime armi? Non credo.

Nel mio corso di scrittura creativa (che non vi venderò MAI, tranqui) ho precisi step che rispetto sempre. Da cosa comincio? Dalle cose che fanno i bambini di seconda elementare.  I pensierini, ricordate? Frasi corte ma di senso compiuto. Serve per abituarsi a creare. Poi la lista della spesa: focalizzare parole e metterle in colonna.

Una volta più avvezzi, frasi più lunghe.  Poi, il commento su un social. Il post sui social.  Una mail. Sapete come scrivere una mail? Credo di no.

Una lettera privata, una lettera commerciale.  Un diario.  Tutti dovrebbero tenere un diario. Un tema di italiano.

Una fiaba. Qua si comincia a costruire la storia e il contesto. 

Poi, superati tutti questi stadi, si può pensare di buttare giù il primo racconto breve. Poi, il racconto più strutturato.

Poi? Basta. Uno scrittore deve restare, secondo me, un paio d’anni ad esercitarsi coi racconti.  Acquisirà tecnica, il suo stile personale,  ritmo narrativo.

E il romanzo? Mai avere fretta.

In fondo, un romanzo non è un insieme di piccoli racconti con un filo logico che li tiene insieme?

Forse.

La proprietà intellettuale

Nel mondo della creatività, dello spettacolo in generale, dell’editoria, dove il tuo pane sono le idee che crei magari dopo ore di brain storming, sono un patrimonio inestimabile, da conservare e soprattutto da preservare.

Prendiamo me, per esempio: io scrivo storie, ho idee innovative per progetti diversi. Cosa succederebbe se, dopo averci investito tempo, soldi per crearle, me vedessi soffiare sotto al naso dal solito bullo furbetto, che poi la spaccia per sua e ci guadagna pure sopra? Un disastro.

Perciò, esiste la proprietà intellettuale, con leggi che la tutelano, legate ai diritti d’autore. Quando si deposita alla Siae un manoscritto, una canzone, un’idea, si paga ma poi vengono tutelati i diritti di te, autore. Se uno tentasse un plagio, tu puoi fargli causa e chiedere i danni.

Fino a quando sei un autore sconosciuto che tenta di stare a galla nel mare delle case editrici, più o meno a pagamento come ci sono oggi, va tutto bene. Quando cominci ad avere successo, è bene tutelarsi. Sentire un avvocato esperto nel ramo non sarebbe male.

Concludendo: è bene sapere queste cose, per tutelare le proprie idee e il proprio lavoro.