Basta saper aspettare

La vita è strana. Una cerca di fare il suo dovere, avendo un lavoro normale,  dove la routine è sempre quella e ti ammazza i sogni e la creatività.

Poi succedono tante cose: ti rompi il menisco e non puoi più fare lavori pesanti.  La vetustà avanza inesorabile e non puoi fare i lavori che hai fatto per vent’anni.

Poi ci si mette la vita, stravolgendo a tutti,  chiudendoti in casa per mesi, in galera.  E tu che fai, invece di struggerti dietro ai video dei gattini sui social? Usi quel tempo per fare una cosa che hai riscoperto dopo anni: studiare. Corsi professionali,  rigorosamente on line. Audiovisivi,  due corsi di inglese, uno di marketing… Ti piace, lo fai volentieri.  Non ti fa pensare alla situazione,  tragica di per sé.

E poi, la vita continua, fai un altro corso così,  perché è interessante..

Poi smetti, resti a casa, a cercare un lavoro.  Ma sei vecchia per il mercato del lavoro.  Allora rispolveri tutto questo sapere. Vinci due concorsi letterari, ti pubblicano. Trovi due occasioni per scrivere racconti per altri, ti reinventi ghostwriter.

E ti pagano pure! Lussi.

Ad oggi, evidentemente sei in pace con te stessa, perché hai idee buone se non ottime,  per creare quello che sai fare da 40 anni. Cose belle.

Un pizzico di presunzione,  giusto che mi porti fortuna per i miei progetti.

Work in progress…

Vi racconterò.

Scrivi, scrivi, cancella.. scrivi. Poi leggi, correggi, butti via. Che devi fare? Ricomincia a scrivere.

I sogni avverati?

Tutto succede a chi sa aspettare

Da adolescente ho studiato per due anni grafica, quando si faceva tutto a mano. Proprio in quegli anni il computer cominciava a prendere piede nelle arti grafiche.

Morale: il computer mi ha rubato il lavoro.

Erano le basi. Sta alla persona evolvere, studiare,  migliorare.  Io l’ho fatto.  Ho skills di tutto rispetto,  dopo anni di studio: ma io dico che sono principalmente un creativo, che il mio mestiere è pensare.

Scrivo, certo . Racconti, sceneggiature,  la lista della spesa. 

Ma io mi definisco una creativa. Mi balzano in testa idee buone se non ottime, spesso alle 3 di mattina.

Spero di continuare finché il mio cervello sarà così in forma.

ISTRUZIONI PER L’USO

Cosa fa un correttore di bozze? Cosa fa un ghostwriter?

Sono due figure professionali ben distinte.

Il CdB prende tutti i testi che gli da’ il cliente, li corregge dal punto di vista della sintassi, coerenza dei concetti espressi, punteggiatura, questa sconosciuta.

Dipende dal tipo di testo, dall’argomento trattato, dalla lunghezza del testo. Si ragiona a cartelle. Una cartella è una facciata, di solito in corpo 11/12, giustificata ad una certa misura della riga. Arabo? No, basta che apriate un libro, e guardate una pagina com’è strutturata. Tot righe x tot lunghezza della riga.

Ovvio che deve farlo un professionista, perché è questione anche di proporzione fra le righe e tutto il resto del foglio, che resterà bianco.

Questo processo ha diversi passaggi, che non vi spiego perché troppo tecnici.

Dopo la prima correzione, si manda la bozza al committente, che leggerà, e approverà o meno il vostro lavoro. In seconda fase, si aggiustera’ una parola, si controllerà la punteggiatura…

Si rimanda al cliente e se da’ il suo benestare, si può mandare in stampa, che è tutt’altra storia.

Cosa fa uno scrittore fantasma? Scrive un testo per conto terzi. Sembra facile, ma non lo è. C’è tutto un lavoro dietro, di studio, di ricerca.

Per assurdo, il ghost deve imparare a scrivere nello stile del cliente… Strano? Niente affatto.

In un’altra puntata vi parlerò della proprietà intellettuale e dei suoi rischi quando ti affidi, tu autore, a terzi.

Difficile? Un po’.

Io ci ho messo anni ad arrivare dove sono adesso, dove scrivo a comando. Tu mi dai l’argomento e in mezz’ora, puff! 500 parole. Che hanno anche un filo logico.

Magia? No, anni di mestiere.

Voglio diventare una scrittrice

Da ben dieci lustri il mio sogno è quello di diventare una scrittrice di successo. Ma, si sa, i sogni svaniscono all’alba. Da bambina, ho scritto il mio primo, roboante romanzo. Mi ricordo ancora il titolo: “Il segreto di zia Mary”. Mi fa sorridere, perché era palesemente scopiazzato dalla sceneggiatura di un fotoromanzo, in gran voga in quel periodo.  Ma la volontà di riuscire era fortissima. Così, nel 2000 ho cominciato dalla fine il mio corso da autodidatta: ho cominciato a scrivere un romanzo. Sapevo come è strutturato un libro, avendolo studiato al corso di grafica che avevo fatto da adolescente. Prologo, capitolo primo, libro primo, libro secondo, epilogo, ringraziamenti, dedica sul frontespizio, etc etc… E io ho fatto così. La prima stesura era pessima: storia inverosimile e stiracchiata. Solo in una cosa ero abbastanza bravetta: i dialoghi. Mi è servito quando ho dovuto scrivere sceneggiature. Così, dopo ben cinque anni di sudore, lacrime e sangue e tre o quattro stravolgimenti alla storia, eccolo qui! Ci ho messo settimane a limarlo, a correggere, a cancellare, a riscrivere se necessario. Che bello, ero diventata pure correttore di bozze! L’ho fatto per quattro anni. Correggevo tesi di laurea. Questo è stato il mio percorso. Ne sono orgogliosa perché ho fatto tutto da sola. Imparare a usare il PC, scrivere, correggere, quei segnacci rossi da maestrina sul mio bambino… Eppure ce l’avevo fatta. Volete sapere se l’ho fatto pubblicare? NO. Ma questa è un’altra storia.