Come si scrive un curriculum vitae

Per trovare lavoro,  nel 2025, anche se sembra sorpassato come documento, il curriculum vitae serve ancora.

Il CV è un potente strumento per far sapere ai recruiter  chi siete e che cosa sapete fare.

È ormai obsoleto il formato europeo,  per cui bisogna farne uno che rispecchi la vostra personalità. Si possono trovare molti modelli, basta compilarli.

Il mio consiglio è di usare il modello più essenziale: troppi fronzoli possono distogliere l’attenzione da particolari più importanti. Se lavorate da 25 anni, non serve che sciorinate tutti i lavori che avete fatto: bastano gli ultimi 10/15 anni.

Primi dati: nome, cognome,  data di nascita.

Poi: studi, diplomi, magistrale,  corsi di aggiornamento.

Prima di cominciare con i lavori svolti, indicate gli stage e i periodi di apprendistato.

Poi, i lavori veri e propri, questi in ordine cronologico.

Siate sintetici, esaustivi.

Una parte non trascurabile è quella dedicata alle vostre passioni,  agli hobby, ai viaggi/studio.

Non siate lunghi: un CV di 4 pagine non lo leggerà nessuno.  Massimo  2 pagine.

Fate qualche prova,  prima di redigere la copia definitiva: la cura con cui lo scriverete servirà a far capire chi dovrà scegliervi, che siete persone ordinate e promettenti.

Come si scrive un post sui social

Oggi i social li bazzicano tutti,  boomers compresi.  Per cui, c’è una certa confusione in merito.

Partirei con lo spiegarvi che per tutti gli scritti in internet,  siano post, commenti, didascalie, articoli etc, vige la netiquette. Cos’è? È il modo giusto di comportarsi mentre si fanno queste cose: ci sono regole ben precise.  Essere pacati, non cercare la rissa verbale, perché con tutti i leoni da tastiera che ci sono in giro, la trovate sicuro. Siate brevi: non serve spiegare la storia o il vostro pensiero dall’anno 1. Siate polemici, ma con misura, possibilmente con ironia: ironia, non sarcasmo. La maggior parte della gente che vi legge, probabilmente non la capirebbe nemmeno.

Sappiate che se scrivete tante parole vicine tutto in maiuscolo, per la netiquette è considerato URLARE. Per cui, la rissa qui viene fuori di sicuro.

Pensate bene a cosa scrivere: l’argomento,  il modo, la forma in cui scrivete il post o il commento.

Tutti a pensare “eh beh, tanto poi cancello…” cancellate dal social, ma nel cloud resta per sempre. Per cui, ricordate: MAI postare foto di minori sui social: finiscono in mani losche e in aberranti traffici sul dark web.

Siate parchi: di parole, di parolacce, di maiuscolo, di cercare rissa verbale.

Ognuno può scrivere quello che vuole, ma ricordate la terribile arma: lo screenshot.  Screenshottano il vostro commento/post, vi segnalano, e vi chiudono il canale con centomila follower che era diventato anche fonte di guadagno,  e che avevate fatto crescere in anni di dedizione e applicazione. Ne vale veramente la pena, per quattro parole scritte magari in un momento di rabbia? Non credo proprio.

Come si tiene un planner domestico

La vita è frenetica, ma tutti dovremmo tenere un planner domestico. Cos’è? È un diario dove si segnano appuntamenti,  scadenze, compleanni,  anniversari.

Ma è importante per segnare quando scadono le bollette, rate della macchina,  etc.

Si segnano gli impegni di tutta la famiglia, tutti i tipi di impegni.  La gita scolastica,  l’appuntamento dal medico, la lezione di pilates, il viaggio di lavoro.

Ha una sezione per il budget, sia settimanale che mensile.

Segnare tutte le spese vi aiuterà a fare meglio i conti di casa.

Bisogna essere costanti nel segnare tutto: vedrete che vi aiuterà.

Ci sono parecchie applicazioni dedicate: scegliete la più semplice.

Ma anche un bel quaderno e scrivere a mano,  va bene uguale.

Come si scrive una lettera d’amore

Nel 2025 nessuno lo fa più,  ma dovreste ricominciare. Sai quanto è romantico ricevere una lettera cartacea scritta a mano,  invece di uno sterile messaggio sul cellulare?

Tutti siamo diventati frettolosi, non abbiamo tempo di sederci alla scrivania, prendere un bel foglio di carta colorato e scrivere quattro righe all’amato/a, che vengano dal cuore. Spruzzarci un po’ di profumo,  magari.

Non bisogna essere prolissi,  ma romantici sì.

Anche se ci si è lasciati cinque minuti prima,  si può già sentire la mancanza della propria persona.

E come farglielo sapere? Scrivendo una lettera d’amore.

Scrivete di getto,  è la migliore cosa. Se sbagliate qualcosa,  pazienza.

Metteteci il cuore, e vedrete che farete un regalo apprezzatissimo al vostro amore.

Provare per credere.

Come si scrive una lettera

Può sembrare stupido o scontato pensarci, ma voi sapete come si scrive una lettera?

Lettera commerciale,  formale, ad un amico, ad un amico di penna, ad una persona importante,  ad un avvocato… potrei andare avanti con gli esempi.

Ovviamente qui analizzeremo le tipologie  comuni.  Non credo vi capiti di scrivere spesso una lettera al rettore di una università.

La più comune è la lettera ad un amico/a, anche se, purtroppo,  in Italia nessuno scrive più a mano.

La lettera ad un amico sarà informale,  confidenziale.  Gli si raccontano segreti, e va bene così. “Caro Pinko, come stai? Ho ricevuto con piacere…” all’inizio. “Ti saluto e abbraccio con affetto.. Pallina” alla fine.

La lettera formale è già un po’ più rigida. Si da’ del lei al destinatario, ci si attiene strettamente all’argomento in oggetto. “Come da accordi presi telefonicamente, Le invio la planimetria…” il Le maiuscolo sembra desueto, ma vi consiglio di mantenerlo.

“Resto in attesa di un Suo gentile riscontro,  cordiali ta’.”

Snella, con tutte le informazioni,  formale.

La lettera ad Istituzioni avrà gli stessi toni.

Una lettera/mail a risposta di un annuncio di lavoro: formale ma non ingessata: la brevità è essenziale: in questo caso la cosa più interessante da far leggere loro è il curriculum vitae.

Desueto ma spero di no, l’amico di penna. All’inizio saremo formali ma non ingessati: poi, con il tempo e la confidenza acquisita, diventerà informale.

Dunque, scrivere una lettera non è tanto difficile,  se si seguono queste piccole regole.

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La proprietà intellettuale

Nel mondo della creatività, dello spettacolo in generale, dell’editoria, dove il tuo pane sono le idee che crei magari dopo ore di brain storming, sono un patrimonio inestimabile, da conservare e soprattutto da preservare.

Prendiamo me, per esempio: io scrivo storie, ho idee innovative per progetti diversi. Cosa succederebbe se, dopo averci investito tempo, soldi per crearle, me vedessi soffiare sotto al naso dal solito bullo furbetto, che poi la spaccia per sua e ci guadagna pure sopra? Un disastro.

Perciò, esiste la proprietà intellettuale, con leggi che la tutelano, legate ai diritti d’autore. Quando si deposita alla Siae un manoscritto, una canzone, un’idea, si paga ma poi vengono tutelati i diritti di te, autore. Se uno tentasse un plagio, tu puoi fargli causa e chiedere i danni.

Fino a quando sei un autore sconosciuto che tenta di stare a galla nel mare delle case editrici, più o meno a pagamento come ci sono oggi, va tutto bene. Quando cominci ad avere successo, è bene tutelarsi. Sentire un avvocato esperto nel ramo non sarebbe male.

Concludendo: è bene sapere queste cose, per tutelare le proprie idee e il proprio lavoro.

Basta saper aspettare

La vita è strana. Una cerca di fare il suo dovere, avendo un lavoro normale,  dove la routine è sempre quella e ti ammazza i sogni e la creatività.

Poi succedono tante cose: ti rompi il menisco e non puoi più fare lavori pesanti.  La vetustà avanza inesorabile e non puoi fare i lavori che hai fatto per vent’anni.

Poi ci si mette la vita, stravolgendo a tutti,  chiudendoti in casa per mesi, in galera.  E tu che fai, invece di struggerti dietro ai video dei gattini sui social? Usi quel tempo per fare una cosa che hai riscoperto dopo anni: studiare. Corsi professionali,  rigorosamente on line. Audiovisivi,  due corsi di inglese, uno di marketing… Ti piace, lo fai volentieri.  Non ti fa pensare alla situazione,  tragica di per sé.

E poi, la vita continua, fai un altro corso così,  perché è interessante..

Poi smetti, resti a casa, a cercare un lavoro.  Ma sei vecchia per il mercato del lavoro.  Allora rispolveri tutto questo sapere. Vinci due concorsi letterari, ti pubblicano. Trovi due occasioni per scrivere racconti per altri, ti reinventi ghostwriter.

E ti pagano pure! Lussi.

Ad oggi, evidentemente sei in pace con te stessa, perché hai idee buone se non ottime,  per creare quello che sai fare da 40 anni. Cose belle.

Un pizzico di presunzione,  giusto che mi porti fortuna per i miei progetti.

Work in progress…

Vi racconterò.

Scrivi, scrivi, cancella.. scrivi. Poi leggi, correggi, butti via. Che devi fare? Ricomincia a scrivere.

I sogni avverati?

Tutto succede a chi sa aspettare

Da adolescente ho studiato per due anni grafica, quando si faceva tutto a mano. Proprio in quegli anni il computer cominciava a prendere piede nelle arti grafiche.

Morale: il computer mi ha rubato il lavoro.

Erano le basi. Sta alla persona evolvere, studiare,  migliorare.  Io l’ho fatto.  Ho skills di tutto rispetto,  dopo anni di studio: ma io dico che sono principalmente un creativo, che il mio mestiere è pensare.

Scrivo, certo . Racconti, sceneggiature,  la lista della spesa. 

Ma io mi definisco una creativa. Mi balzano in testa idee buone se non ottime, spesso alle 3 di mattina.

Spero di continuare finché il mio cervello sarà così in forma.

ISTRUZIONI PER L’USO

Cosa fa un correttore di bozze? Cosa fa un ghostwriter?

Sono due figure professionali ben distinte.

Il CdB prende tutti i testi che gli da’ il cliente, li corregge dal punto di vista della sintassi, coerenza dei concetti espressi, punteggiatura, questa sconosciuta.

Dipende dal tipo di testo, dall’argomento trattato, dalla lunghezza del testo. Si ragiona a cartelle. Una cartella è una facciata, di solito in corpo 11/12, giustificata ad una certa misura della riga. Arabo? No, basta che apriate un libro, e guardate una pagina com’è strutturata. Tot righe x tot lunghezza della riga.

Ovvio che deve farlo un professionista, perché è questione anche di proporzione fra le righe e tutto il resto del foglio, che resterà bianco.

Questo processo ha diversi passaggi, che non vi spiego perché troppo tecnici.

Dopo la prima correzione, si manda la bozza al committente, che leggerà, e approverà o meno il vostro lavoro. In seconda fase, si aggiustera’ una parola, si controllerà la punteggiatura…

Si rimanda al cliente e se da’ il suo benestare, si può mandare in stampa, che è tutt’altra storia.

Cosa fa uno scrittore fantasma? Scrive un testo per conto terzi. Sembra facile, ma non lo è. C’è tutto un lavoro dietro, di studio, di ricerca.

Per assurdo, il ghost deve imparare a scrivere nello stile del cliente… Strano? Niente affatto.

In un’altra puntata vi parlerò della proprietà intellettuale e dei suoi rischi quando ti affidi, tu autore, a terzi.

Difficile? Un po’.

Io ci ho messo anni ad arrivare dove sono adesso, dove scrivo a comando. Tu mi dai l’argomento e in mezz’ora, puff! 500 parole. Che hanno anche un filo logico.

Magia? No, anni di mestiere.

Voglio diventare una scrittrice

Da ben dieci lustri il mio sogno è quello di diventare una scrittrice di successo. Ma, si sa, i sogni svaniscono all’alba. Da bambina, ho scritto il mio primo, roboante romanzo. Mi ricordo ancora il titolo: “Il segreto di zia Mary”. Mi fa sorridere, perché era palesemente scopiazzato dalla sceneggiatura di un fotoromanzo, in gran voga in quel periodo.  Ma la volontà di riuscire era fortissima. Così, nel 2000 ho cominciato dalla fine il mio corso da autodidatta: ho cominciato a scrivere un romanzo. Sapevo come è strutturato un libro, avendolo studiato al corso di grafica che avevo fatto da adolescente. Prologo, capitolo primo, libro primo, libro secondo, epilogo, ringraziamenti, dedica sul frontespizio, etc etc… E io ho fatto così. La prima stesura era pessima: storia inverosimile e stiracchiata. Solo in una cosa ero abbastanza bravetta: i dialoghi. Mi è servito quando ho dovuto scrivere sceneggiature. Così, dopo ben cinque anni di sudore, lacrime e sangue e tre o quattro stravolgimenti alla storia, eccolo qui! Ci ho messo settimane a limarlo, a correggere, a cancellare, a riscrivere se necessario. Che bello, ero diventata pure correttore di bozze! L’ho fatto per quattro anni. Correggevo tesi di laurea. Questo è stato il mio percorso. Ne sono orgogliosa perché ho fatto tutto da sola. Imparare a usare il PC, scrivere, correggere, quei segnacci rossi da maestrina sul mio bambino… Eppure ce l’avevo fatta. Volete sapere se l’ho fatto pubblicare? NO. Ma questa è un’altra storia.